RAGGI CAMMA

"Leggere è niente. Il difficile è dimenticare ciò che si è letto.."

il fuoco di sant’elmo

Il vinile girava sul piatto del giradischi già da qualche minuto. Le note sembravano salire verso il soffitto per poi riempire ogni spazio della stanza. Danzando nell’aria, si mescolavano al fumo aromatico del sigaro.

Dentro quelle quattro pareti il tempo sembrava aver smesso di misurarsi con gli orologi.

Seduto in una comoda poltrona, assaggiava di tanto in tanto un sorso di brandy. Gli venne da sorridere pensando che quella fosse una scena decisamente autunnale mentre fuori, il caldo dell’estate infieriva su strade, cose e persone.

L’aria condizionata faceva il suo dovere, contribuendo a ricreare quell’atmosfera alla quale non voleva rinunciare. Anche in Sicilia, in estate, continuava a portare con sé un tocco di Londra che, nei fatti, era ormai la sua città.

Appena arrivato sull’isola aveva percepito quelle vibrazioni che gli erano ormai familiari. I suoni, la luce, il mare, le voci gli entravano sotto la pelle, riportandolo a sensazioni quasi ancestrali. Si ritrovava a osservare ogni cosa con lo stesso sguardo con cui, migliaia di anni prima, i primi uomini avevano fissato il fuoco: non per comprenderlo ma perché in quelle fiamme sembrava celarsi qualcosa di infinitamente più antico di loro.

Lo smartphone era poggiato sull’ampio bracciolo della poltrona. Le poche notifiche della giornata sembravano confermare quella sospensione tipica delle vacanze, in cui perfino le urgenze perdono consistenza. Distrattamente lo prese, lo sbloccò e controllò le poche e-mail di lavoro ricevute. L’estate aveva il potere di rendere piacevole perfino ciò che di solito detestava. Rispondere alle e-mail era una di quelle cose ma, in quel momento, cliccare su Reply e scrivere poche righe gli sembrava l’attività più semplice del mondo.

Dieci minuti dopo cominciò a scorrere distrattamente i social. Il solito susseguirsi di food blogger, guru della finanza, influencer da operetta, vacanze di amici.

Poi lei.

I messaggi, con il passare dei mesi, si erano diradati. Qualche commento a una storia, un saluto veloce, scritto più per educazione che per reale desiderio. Allontanarsi definitivamente, in fondo, sembrava scortese.

Aprì la fotografia.

Il mare alle sue spalle era immobile, di quel blu quasi irreale che solo certi giorni d’estate riescono ad avere. Non c’erano frasi profonde né citazioni prese in prestito da qualche scrittore. Soltanto un tramonto, un bicchiere appoggiato sul tavolo e un sorriso appena accennato.

Rimase a guardarla qualche secondo poi chiuse l’applicazione. Non provò nostalgia. Nemmeno tristezza

Si accorse, piuttosto, che il ricordo aveva cambiato consistenza. Per mesi aveva avuto il peso di una domanda senza risposta. Adesso somigliava a una vecchia fotografia trovata in un cassetto. Continuava a raccontare qualcosa ma non pretendeva più di essere il presente.

Posò lentamente il telefono.

Il vinile era arrivato al termine del lato. La puntina continuava a girare sul solco finale producendo quel rumore secco e regolare che, da ragazzo, gli era sempre sembrato il suono dell’attesa.

Si alzò. Sollevò il braccio del giradischi. Girò il disco. Per un istante rimase fermo davanti alla finestra.

Il sole stava scendendo verso il mare e la luce aveva assunto quella sfumatura dorata che sembrava addolcire ogni cosa. Gli venne da pensare che l’estate fosse la stagione più ingannevole. Ti convince che tutto resterà immobile ancora per molto. Poi basta una sera di fine agosto e capisci che le giornate stanno già diventando più corte.

Forse il tempo assomigliava proprio a quello. Uscì di casa quasi senza pensarci.

L’aria aveva perso qualcosa del caldo opprimente del pomeriggio. Dal lungomare arrivava un vento leggero che sapeva di sale.

Camminava senza una meta precisa.

Ogni estate, tornando sull’isola, ripeteva gli stessi percorsi. Gli stessi bar. Le stesse strade. Gli stessi muri consumati dal sole.

Non era nostalgia.

Era un modo per capire se fosse cambiato più lui o il posto da cui era partito.

Lungo il marciapiede, poco più avanti, una ragazza attraversò la strada con passo svelto.

Indossava una maglietta gialla.

Per un istante ebbe la sensazione che il tempo avesse fatto un piccolo passo indietro. Rivide un’altra estate, un’altra luce, la prima volta che quello stesso colore aveva attirato il suo sguardo.

Accelerò appena il passo, quasi senza accorgersene.

La ragazza salì su uno scooter e sparì nel traffico del lungomare.

Rimase fermo qualche secondo. Non provò nemmeno a seguirla con lo sguardo.

Si accorse che, per la prima volta non sentiva il bisogno di sapere se fosse davvero lei.

Riprese a camminare. Il mare era calmo. Troppo calmo.

Un vecchio pescatore stava sistemando le reti sul molo. Alzò lo sguardo verso l’orizzonte.

«Stanotte cambia il tempo.»

Lui seguì il movimento della sua mano.

Lontano, quasi al confine tra il mare e il cielo, una linea scura cominciava a inghiottire l’azzurro.

«Arriva un temporale?»

L’uomo annuì senza smettere di lavorare.

«I temporali d’estate sono strani. Sembrano arrivare per distruggere tutto. Poi, il più delle volte, si portano via soltanto l’aria pesante.»

Iniziò a fissare la distesa d’acqua davanti a sé.

Gli tornò in mente una frase letta anni prima, forse su un libro di viaggio, forse su un romanzo.

Diceva che il mare non restituisce mai la stessa persona che aveva ricevuto.

Non ricordava l’autore. Gli sembrò una dimenticanza irrilevante.

Le prime folate di vento iniziarono a increspare l’acqua. Le barche, fino a pochi minuti prima immobili, presero a oscillare.

Fu allora che il vecchio, guardando l’orizzonte più che lui, disse quasi sottovoce:

«Se sei fortunato, stanotte vedrai il fuoco di Sant’Elmo.»

Lui si voltò appena.

Annuì.

Scavò nella memoria per ricordare cosa fosse. Poi lasciò perdere.

Continuò semplicemente a guardare il mare.

Mentre tornava verso casa alzò gli occhi al cielo.

L’aria odorava di pioggia e l’orizzonte si era riempito di nubi. In un angolo del cielo comparve un bagliore azzurro.

Fu un attimo. Un solo, bellissimo attimo.

Ebbe anche il dubbio che fosse soltanto il frutto della sua immaginazione.

Rimase fermo ancora qualche secondo. Poi sorrise appena.

Decise che, in fondo, non importava. Riprese lentamente a camminare verso casa.

Alle sue spalle il vento aveva spazzato via l’afa del giorno.

Da qualche parte, oltre il mare, il temporale proseguiva il proprio viaggio.

Il mare non aveva fretta.


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