“Apelle, figlio di Apollo fece una palla di pelle di pollo, tutti i pesci vennero a galla per vedere quella bella palla di pelle di pollo fatta da Apelle, figlio di Apollo”…
La voce risuonò decisa, chiara. Il tono solenne e definitivo. Pronunciata l’ultima parola ci fu un attimo di silenzio. Poi esplose l’ovazione : “Bravo!”, “Bravissimo !”, “ Che abilità, che disinvoltura!”. Un tripudio avvolse il candidato. Il nostro eroe rimase sul palco, accanto al podio a raccogliere gli applausi. La mano sul cuore ed uno sguardo di gratitudine verso l’uditorio. Tra il pubblico che gremiva la sala era oramai chiaro che una persona che sapesse pronunciare un maniera così chiara e senza indecisioni quello scioglilingua fosse un predestinato. Era ancora fresco il ricordo dei precedenti aspiranti al podio, quelli che avevano ricevuto un bicchiere con l’istruzione di disegnare una “O” sul foglio e, nel dubbio, avevano scelto di berci dentro. Alcuni di loro avevano persino fatto carriera politica. Partiti con l’apriscatole lo avevano subito riposto nella borsa di pelle che aveva sostituito lo zaino di tela.
Questa volta era diverso. Questa volta c’era lui! Il pubblico lo acclamava, compatto, entusiasta. E tra i più euforici, nelle prime file, sedevano i “volti noti”, donne e uomini di comprovata magnanimità che per non far torto a nessuno, avevano attraversato tutto l’arco politico da destra a sinistra, passando per il centro, andata e ritorno con sosta in sedicenti movimenti civici e realtà “costruite dal basso”. Molti avevano provato a chiamare l’ovest dall’est, l’est dall’ovest, il sud dal nord e viceversa. Avevano riscontrato problemi di comunicazione o avevano sempre trovato occupato. Le chiamate naturalmente, sempre a carico dell’elettorato.
Questi pii esponenti della politica non potevano non battezzare l’avventura politica che vedeva la luce quel giorno. Sceso dal palco, il nostro candidato fu sommerso dall’affetto del pubblico. Pacche sulle spalle, baci, abbracci, selfie. Qualcuno lo chiamava già “sindaco”, altri “onorevole, altri lo vedevano già ministro o presidente della regione. D’altronde uno che sapeva recitare così bene uno scioglilingua del genere aveva tutte le carte in regola per aspirare alle più alte cariche politiche. Tra i presenti c’erano i “gruppi di riferimento”, gli eroi che, fedelmente, seguivano i loro riferimenti politici nelle faticose e numerose peregrinazioni Tra il pubblico, però, c’erano anche infiltrati inconsapevoli. Alcuni erano venuti perché avevano sentito parlare di “gruppi” e pensavano a incontri di preghiera o gruppi di ascolto. Altri ancora erano giunti pensando trovare una band musicale. Questi ultimi, alla fine, furono i più soddisfatti: non trovarono la musica ma lo spettacolo teatrale era garantito.
Nell’entusiasmo generale qualcuno fece notare che ancora dovevano celebrarsi le elezioni e che il risultato non era affatto scontato. L’osservazione fu liquidata con divertito fastidio : le elezioni servono solamente per fare delle belle foto, utili ai fac simili, attaccare manifesti e partecipare alle trasmissioni. Alla fine nessuno perde mai ed anche se si perde si vince e viceversa. Non c’era da preoccuparsi delle elezioni !
I giornalisti presenti avvicinarono il candidato : “Il suo programma cosa prevede per la crisi occupazionale ?” “Di superarla”, “E le buche nelle strade?”, “Le valorizzeremo creando campi da golf ovviamente!”. Uno dei giornalisti più giovani chiese “Lei si colloca a destra o a sinistra?”. Il gelo. Sguardi torvi, bisbigli minacciosi. Il ragazzo fu accompagnato fuori con discrezione ma decisione.
L’umore generale risultò turbato da questo ultimo avvenimento. Il nostro candidato, colto il momento, prese il microfono ed improvvisò un discorso “Amiche, amici grazie di essere qui. Volevo solo dirvi che io..amo questa città!”. Il pubblico benedisse l’affermazione con grida di gaudio ed approvazione. Era tornata l’allegria. Il pubblico cominciò a defluire. Un futuro radioso cominciava a delinearsi all’orizzonte.
Così raccontano le cronache.

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