RAGGI CAMMA

"Leggere è niente. Il difficile è dimenticare ciò che si è letto.."

l’invasione

Santi Rossi si sedette sulla poltrona della scrivania come un uomo che sta per dichiarare guerra ma solo per iscritto. Accese la lampada verde da studio, quella che gli dava l’illusione di appartenere ancora a un’epoca con regole comprensibili e tirò fuori dal cassetto un pacchetto di carta da lettere. La guardò con la venerazione che si riserva agli oggetti in via d’estinzione.

L’aveva acquistata on line con una offerta molto vantaggiosa. Prima era andato nelle poche cartolerie vicino casa per comprarla ma la risposta era stata sempre la stessa:” Mi spiace ma non ne vendiamo più. Oramai nessuno scrive più lettere.” 

Una condanna, più che un’informazione.

Così si era arreso al digitale pur di poterlo combattere.

Sistemata la carta prese la biro. L’idea originale era quella di usare la stilografica che teneva da anni inutilizzata nel cassetto ma immaginando che reperire l’inchiostro sarebbe stato complicato optò per una semplicissima penna a sfera. Dopo una prova su foglietto, Santi avvicinò una pipa ereditata dal nonno.

La riempì di tabacco, la accese con un fiammifero, tossì due volte e si chiese se la nostalgia non fosse una malattia respiratoria. Da qualche tempo aveva deciso di fumare “sul serio”. Non era mai stato un vero fumatore, qualche sigaretta con gli amici e dei pacchetti comprati da adolescente riempivano il suo curriculum. Ora ecco la pipa, una sua forma di micro-resistenza culturale in un mondo dove il fumo era diventato quasi un crimine.

Caro Alberto, spero che tu stia bene…

Poi si bloccò, come sempre quando il cuore arrivava prima della testa. Fece una palla del foglio e lo cestinò. Ne prese un altro.

Cara Luana, spero che tu stia bene…

Altro blocco, altro cestino.

Non erano Alberto né Luana il problema.

Non era a loro che voleva parlare. Alberto, l’unico figlio, un giorno era andato a trovarlo dicendo di non sentirsi più Alberto ma… Luana.

Prese un terzo foglio, con la solennità di chi maneggia un reperto. Inspirò il profumo del tabacco, ripensando a quando la vita era fatta di scelte poche e chiare: si nasceva, si cresceva, si diventava qualcosa o almeno ci si provava. Ora invece bisognava aggiornare tutto: dal frigorifero al lessico. Occorrevano gli asterischi.

Scrisse finalmente ciò che gli premeva dentro:

Ciao, sono sempre tuo padre, Santi…

Il nome rimase sul foglio. Vecchio e nuovo allo stesso tempo. Fissò il foglio

Quando era nato suo figlio non immaginava che un giorno gli avrebbe scritto una lettera senza saper bene a chi indirizzarla. Il mondo però correva, forse senza saper bene verso quale direzione. I sensi di marcia indicati da nuovi vigili con la bacchetta in mano e pronti a dare multe a chi non si adegua. E lui arrancava.

Riprese la biro e continuò

… ho capito che la modernità non è una strada: è una rotonda. Tu giri e rigiri e quando pensi di aver trovato l’uscita scopri che nel frattempo hanno aggiornato il senso di marcia. Così uno come me resta lì. Resta lì a orbitare attorno al proprio smarrimento.

Sorrise amaramente. Era una frase troppo brillante per quell’ora del giorno.

Scrisse ancora:

Tu invece corri. Cambi nome, vita, pronome e fine. Io cambio marca di pasta e mi sento un rivoluzionario. Sarà l’età o sarà che quando ero giovane le parole avevano un peso: oggi volano così leggere che basta uno smartphone per farle evaporare.

Si fermò. La biro sembrava più sincera di lui.

Non ti giudico. Non ho tempo. Forse potrei essere io il colpevole. Una sorta di novello reazionario. Sto ancora cercando di capire cosa voglia dire “fluido”, a parte l’olio del motore. Forse hai ragione tu ed il mondo non è più fatto a cubetti come la pubblicità del dado da brodo. Mi adeguerò. Con calma. Come gli elettrodomestici vecchi quando li colleghi alla presa. Forse…

Poi concluse:

Ti voglio bene. Anche quando non capisco. Anzi: soprattutto quando non capisco. Ti prego però…. avvisami se cambi ancora nome. Non vorrei fare gli auguri alla persona sbagliata. Sarebbe un progresso che non posso sopportare.

Firmò : Santi Rossi. Tuo padre (forse avrei dovuto scrivere “genitore 1” o forse 2.. non lo so davvero..)

Piegò la lettera con un rispetto che non aveva da anni. La posò sulla scrivania.

In quel momento la lampada verde tremolò. Un flash, poi un altro. La casa vibrò, come se il palazzo stesse trattenendo il fiato.

Un lampo accecante riempì la stanza. Le pareti tremarono. La città si zittì. Poi: buio totale. Quando la luce tornò, non era luce. Erano presenze. Forme alte, luminose, con la compostezza di frigoriferi intelligenti. Tre esseri lo fissavano. Il primo emise un suono simile a un modem degli anni ’90.

— La vostra civiltà è collassata. Troppa modernità. Ci serve una guida. Un umano antico. Un esemplare puro.

Il secondo analizzò la scrivania: carta da lettere, pipa, biro. Sembrava commosso.

Tu scrivi a mano.

“Sì, ogni tanto — rispose Santi.”

E non possiedi dispositivi attivi di connettività.

“Ho un cellulare… ma è scarico da 6 mesi”

Magnifico.

Il terzo si piegò verso di lui:

La modernità è stata annientata. Dobbiamo ricostruire la società dalle basi. Servirà qualcuno che viva come nel passato. Uno come te.

Santi li guardò.

Aveva sempre saputo che prima o poi il mondo avrebbe avuto bisogno di lui. Non immaginava, però, che sarebbe accaduto così.

“Scusate,» disse, «ma perché proprio io?”

Gli esseri si scambiarono una serie di lampi che, occhio, somigliavano a risate.

Perché sei l’unico umano rimasto con una pipa !”

E così Santi Rossi, uomo anacronistico e fuori tempo massimo, diventò improvvisamente la bussola della nuova civiltà.

Il maestro dell’era post-moderna.

Il modello dell’umanità rinata.

Il primo compito che gli affidarono fu semplice:

Insegnare agli altri come si vive senza tecnologia. Come facevate voi, creature antiche“.

Santi sospirò. Guardò la lettera per il figlio. Guardò la pipa.

Capì che, dopo una vita spesa a sentirsi in ritardo, finalmente il mondo lo aveva raggiunto.

Con comodo.


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