RAGGI CAMMA

"Leggere è niente. Il difficile è dimenticare ciò che si è letto.."

LA FUGA

Ero seduto al tavolino di un caffè in un tardo pomeriggio che aveva abbandonato la noia di un mattino anonimo per aprire la strada alle speranze della sera.  La luce si arrampicava sui muri scrostati. Il rumore delle tazzine sembrava tenere in piedi l’idea stessa di civiltà. Osservavo l’umanità seduta a quei tavolini antichi, inizio ‘900, memorie di un tempo in cui ai caffè incontravi poeti, scrittori, pittori. Ora tavolini e  sedie reggevano stancamente il peso di una umanità più leggera.

Leggevo il giornale, un gesto arcaico, quasi ostinatamente provocatorio, in questa epoca di schermi e notifiche.

Un uomo distinto, sulla cinquantina, entrò esitante. Completo grigio chiaro, fazzoletto nel taschino, un’eleganza che sembrava sostanziale più che scelta. Guardava attorno con lo sguardo di chi teme d’essere riconosciuto. Quando i suoi occhi incontrarono i miei, si fece coraggio e avanzò.

«Mi perdoni, Sir» disse con un inchino appena accennato. «Posso unirmi a lei? Ho visto che legge ed oggi è raro trovare qualcuno che non stia fissando un telefono.»

Annuii, incuriosito. Si sedette con un’aria di chi cerca rifugio più che compagnia. Dopo un istante di silenzio, abbassò la voce.

«Le devo confessare una cosa. Sono in fuga…»

Lo guardai perplesso. Non aveva l’aria del ricercato, semmai quella di chi si sentiva alieno.

«Il mio nome è Lloyd. Forse lo ha già sentito. Per tutti sono il maggiordomo che dispensa consigli. Il confidente fidato e discreto. Mi invocano come un oracolo, mi citano come un saggio. Ma io…» fece una pausa e lo sguardo gli cadde sulla mia tazzina vuota. «Io non sono niente! Sono soltanto un’invenzione. Un’ombra di inchiostro che hanno preso per un maestro di vita.»

Sorrisi, forse per imbarazzo. Lui proseguì, con la disperazione educata di chi è stanco persino della propria cortesia.

«Vede, Sir, tutti chiedono a me come affrontare la vita. Ma io, la vita, non ce l’ho. Sono nato per servire non per esistere. Eppure, mi costringono ogni giorno a distribuire senso, equilibrio, frasi che dovrebbero illuminare e dar senso. Io non illumino niente! Accompagno, al massimo. Ed è già troppo.»

Tacque. Il suo volto conservava una dignità solenne ma negli occhi brillava un’ombra.

«Sono venuto qui per fuggire. Ho scelto lei perché legge il giornale: un gesto concreto, terrestre. Io, invece, vivo solo dove il reale si dissolve, tra post e citazioni. Non voglio più essere la voce di un mondo che non conosco.»Mi guardò con un misto di supplica e speranza

Mi aiuterà a scomparire, Sir? O pensa che un personaggio come me sia condannato a tornare sempre. Tornare come un vecchio proverbio di cui nessuno riesce a liberarsi?»

Io: “Esattamente da cosa o chi vuol fuggire?”

Lloyd: “Dalla mia reputazione! Tutti si aspettano che abbia una risposta elegante, un aforisma pronto, una citazione da dispensare. Ma io non so nemmeno se il caffè che sta bevendo è decente.”

Io: “È decente. Forse un po’ bruciato ma accettabile. Comunque capisco, deve essere faticoso essere sempre la voce della saggezza.”

Lloyd: “È un incubo. Una vita di battute argute che non ho mai pronunciato davvero. La gente mi cerca per sentirsi meglio. Io vorrei solo sentirmi normale.”

Io: “Normale? In questo tempo? È più facile trovare una fenice!

Lloyd :” Vede Sir, io appartengo ad un mondo diverso. Sono un foglio di giornale, una pagina ingiallita di un libro, il tasto malfunzionante di una macchina da scrivere. Sono un sacchetto di coriandoli colorati in una epoca che nel sacchetto mette i pixel.”

Io: “Beh tutto questo è un valore aggiunto. L’essere anacronistici è uno dei lussi che possiamo ancora permetterci. E’ per pochi”.

Lloyd (sorride appena): “E’ vero ma in questo tempo confuso ho deciso che l’unica via è una rivoluzione.”

Io: “Non sarà un po’ tardi per una rivoluzione personale?”

Lloyd: “Le rivoluzioni arrivano sempre in ritardo. È per questo che sembrano necessarie. La mia, tuttavia, è una rivoluzione generale Sir. Occorre che tutto quanto è finto sparisca.”

Io: “Vorrebbe quindi far sparire quasi tutto..”

Lloyd : “ No! Soltanto il mondo al quale appartengo.”

Io : “ Caro Mr. Lloyd ma oramai non esiste differenza tra il suo ed il mio mondo! Viviamo sospesi tra inconsistenti nuvole e soli freddi”

Lloyd : “ Vede Sir lei ha ragione ma occorre agire. E tocca a me!

Io :” Capisco”.

Lloyd: “Grazie per avermi ascoltato. È raro che qualcuno parli con me senza chiedermi nulla in cambio.”

Io: “In realtà avrei una domanda…”

Lloyd: “Meglio di no. Non oggi.”

Lloyd si alzò, ricompose con cura la giacca e mi salutò con un inchino appena accennato.

«Grazie, Sir. Parlare con lei è stato come respirare aria vera”. 

E senza aggiungere altro si dileguò tra la gente lasciandomi con il giornale aperto e un retrogusto di irrealtà.

Passarono i giorni e le settimane e si diffondevano sempre più spesso notizie di tentativi di sabotaggio del web. Gruppi estremisti o rivoluzionari nostalgici i probabili colpevoli. Col trascorrere delle settimane queste notizie diventarono sempre più rare.

Una sera, mentre scorrevo distrattamente il telefono, comparve una notifica.

“Lloyd ora ti segue su Instagram.”

Sorrisi amaramente. Forse aveva davvero tentato la fuga e la rivoluzione ma adesso era solo tornato nel suo unico rifugio possibile: quello in cui non può esistere ma deve.


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