RAGGI CAMMA

"Leggere è niente. Il difficile è dimenticare ciò che si è letto.."

la decisione

Il professor Russo non amava fare bilanci. Li giudicava esercizi adatti per chi aveva tempo da perdere o per chi stava per tirare le cuoia. Lui, invece, si diceva in piena maturità intellettuale. 

La verità, tuttavia, era diversa: le certezze che lo sostenevano si erano inclinate: un leggero spostamento nell’asse che sorreggeva la sua vita. Una leggera crepa che si palesava in una espressione un po’ corrucciata, in silenzi improvvisi e meditabondi. 

L’esperienza come consulente per le attività culturali del Comune era stata meno gloriosa del previsto. Si diceva in giro che gli spettacoli e gli eventi non avessero incontrato il “gusto popolare”. 

Le premesse erano state altisonanti ed avevano suscitato un frizzante dibattito. Qualcuno immaginava che grazie al cartellone pensato dal professore, la città sarebbe stata un esempio per tutto il territorio. Altri si spingevano oltre: tutta la regione avrebbe osservato con stupore l’opera del professor Russo. 

I più arditi affermavano che già da qualche tempo da Roma fossero arrivati uomini del ministero con l’intento di carpire i segreti di questa imponente macchina organizzativa.

Passata l’estate nulla accadde. Né stupori né clamori.

Il professor Russo era tornato al suo circolo, alle sue poltrone in pelle screpolata, agli scaffali impolverati, agli amici di sempre. Uomini di altri tempi, come lui. Tutti colti, lucidi, e invecchiati con la stessa testarda eleganza.

Appariva istrionico come sempre ma con un velo di meditazione più profondo. Parlava meno, fumava di più. Lasciava cadere qua e là qualche allusione a un nuovo progetto senza mai scendere nei dettagli. Fu così che, una mattina di luglio, si presentò al circolo con la giacca di lino bianco, cravatta blu e l’aria di chi ha qualcosa da dire.

“Tra due giorni esatti”, disse, “farò un annuncio importante. Vi voglio tutti presenti.”

I due giorni passarono tra congetture, scommesse e ipotesi più o meno plausibili. Qualcuno pensava a un nuovo libro, altri a una rubrica televisiva, altri ancora temevano un ritiro spirituale.

Arrivò il giorno. Il salone del circolo era pieno. Il professore si alzò in piedi, si tolse il cappello e, con tono grave, dichiarò: “Ho deciso di scendere in campo. In politica!”

Seguì un applauso sincero, poi un vociare crescente di proposte, congratulazioni, strette di mano e brindisi improvvisati. In pochi minuti, il circolo si trasformò in un comitato elettorale. Gli amici, lusingati dall’idea, iniziarono a suggerire slogan e programmi.

“Serve un Manifesto Etico per la Politica”, propose l’avvocato Martelli, ex penalista e bibliomane. “E un ciclo di letture pubbliche su Tacito e Cicerone,” rincarò l’ingegner Fusco, appassionato latinista. “No, bisogna rilanciare l’Educazione Civica!  Quella vera, con gli articoli della Costituzione letti in classe, uno per uno, con commento del professore,” gridò quasi commosso il professor De Robertis. 

Il colonello Pisciotta impettito e sull’attenti chiese silenzio “Proponiamo solennemente il ritorno della monarchia”. Qualcuno era sul punto di fare una sonora pernacchia ma l’età del colonnello e la rispettabile carriera suggerirono un ripensamento. 

Idee, proposte, desiderata, tutti importanti ed espressi in tono solenne ed elegante. Il problema, però, era proprio questo: idee brillanti ma fuori dal tempo.

 Quelle menti lucidissime, che si erano formate nel secolo scorso, non capivano più la lingua della politica contemporanea. Una politica fatta di slogan brevi, video virali, tormentoni digitali, selfie con i cani e dichiarazioni da trenta secondi.

Il professor Russo ascoltava tutto con pazienza. Annotava, annuiva, sorrideva. Però….

Voleva davvero dare un contributo, alzare il livello, offrire un argine all’imbarbarimento ma capiva di non conoscere più le regole del gioco.

Fu allora che il ragionier Vismara, uno dei più taciturni del circolo, avanzò un suggerimento curioso.

“Professore,” disse, “ho due nipoti. Sono giovani, fanno quei lavori… digitali. Uno fa il social media manager, l’altro è un video maker. Hanno fatto diventare famoso anche il barbiere sotto casa. Se vuole glieli presento.”

Il professor Russo rimase in silenzio per qualche secondo, si sistemò la giacca, accese con cura una sigaretta e disse: “Vismara, mi dica solo una cosa. Questi suoi nipoti sanno coniugare i verbi?”

“Credo di sì, professore. Ma, soprattutto, sanno coniugare i follower!”Il professor Russo sorrise appena. Il mondo cambiava. Forse era tempo di cambiare tono, senza perdere la voce

Iniziò così a studiare i social network con lo zelo di un filologo. Scoprì in pochi giorni l’ecosistema di Instagram, i duelli su TikTok, gli orizzonti mobili degli algoritmi. I nipoti di Vismara, inizialmente scettici, dovettero ammettere che il professore aveva una certa padronanza dello strumento. Ma c’era un problema.

“Prof,” disse uno dei due, “lei scrive troppo bene. Così non funziona.! Nessuno parla più così.”

“Intende dire che dovrei esprimermi… peggio?”

“Ma certo zio! Ad esempio sarebbe utile sostituire qualche ce con c’è e viceversa. Occorre buttare qua e la qualche errore”

Sentendosi chiamare “zio” il Prof. Russo trasalì ricordando di non aver alcun legame di parentela con il giovane. Realizzò qualche attimo dopo che si trattava, con tutta probabilità, di una espressione cara ai giovani di oggi.

“E poi,” aggiunse l’altro nipote, “queste citazioni… Gramsci, Croce, Leopardi. Così non la capiscono. Serve qualcosa tipo: ‘Oggi si combatte con i like, mica con le idee.’”

“E la dizione, prof,” concluse il primo, “è troppo perfetta!  Serve una cadenza. Qualcosa di… più popolare. Magari anche un po’ di dialetto.”

Il professor Russo rimase in silenzio. Poi si alzò e, con un sorriso appena accennato, disse: “Capisco. Ma ditemi una cosa: c’è ancora spazio per chi pensa?”

I due nipoti si guardarono. “Eh…. Si.  Ma bisogna farlo sembrare …un caso.”

Fu qualche giorno dopo che i nipoti, per dare un impulso all’opera di svecchiamento del loro assistito, proposero al professore di partecipare a un evento pubblico organizzato da una piccola associazione culturale : un dialogo generazionale tra “vecchi e nuovi linguaggi della comunicazione”. 

Il professor Russo avrebbe conversato con una influencer molto seguita tra i giovani della zona, nota per i suoi video motivazionali e le sue frasi da maglietta.

“Accetto”, disse Russo, con la solennità di chi si prepara a un dibattito in una accademia.

La sera dell’evento, il professore si presentò in giacca di lino grigio chiaro, cravatta blu notte e un fazzoletto nel taschino. La ragazza invece entrò tra gli applausi indossando un completo fluorescente e salutando con un: “Ciao belli! Love a tutti!”

La conversazione fu fin da subito uno spettacolo di disallineamento. Alla prima domanda – “Qual è, secondo voi, il valore più importante oggi?” – lei rispose: “Essere sé stessi, ma con filtri che ti valorizzano.”

Il professore attese qualche secondo, poi con calma citò Montaigne: “L’uomo più felice è colui che ha la coscienza tranquilla, non l’immagine migliore.” Una parte del pubblico applaudì educatamente. L’altra scattava selfie.

Alla successiva domanda, Russo osò una battuta sottile sul pensiero liquido di Bauman. Lei replicò: “Io liquido solo le tossine col detox water. Bauman chi?”

A quel punto, il professore si tolse gli occhiali, li pulì lentamente come faceva quando era sul punto di dire qualcosa di definitivo e si fermò con sguardo disgustato e rassegnato.

“Professore, vuole aggiungere qualcosa?” chiese il moderatore.

Russo guardò la platea ed rispose: “Per me la serata finisce qua! Vado a casa.” Poi rivolgendosi al pubblico esclamò:” Qualcuno mi chiami un taxi. Anzi chiamatemi un calesse! Un bel calesse con dei cavalli che disseminano di feci le strade. Almeno si vedrà un po’ di cacca! Anzi ..di merda! Un po’ di vera merda! Merda fumante e puzzolente!”. Pronunciate queste frasi il Professor Russo scese dal palco”. 

Vedendolo andar via la giovane influencer rimasta sbigottita si rivolse a sua volta al pubblico “Tipo strano il Prof. Speriamo non mi ghosti”…


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