Nota dell’autore: I racconti, sono per la maggior parte, opera di fantasia. Eventuali riferimenti a luoghi, persone ed eventi sono puramente casuali.
L’evento fu annunciato con grande enfasi sui giornali locali e, soprattutto, sui social, che ormai avevano sostituito le vecchie piazze come luogo di scontro e di discussione politica.
I gruppi online dedicati alle diatribe cittadine ribollivano di commenti, con il consueto spettacolo di favorevoli e contrari che si affrontavano in duelli verbali senza esclusione di colpi. Il battesimo del nuovo soggetto politico era imminente, e la battaglia infuriava a colpi di post, meme e indignazioni a orologeria.
Trascorso il momento più aspro del dibattito ci fu una diffusa presa d’atto che, in fin dei conti, ciò che contava era l’interesse collettivo, “Quello che serve alla città!”.
Qualcuno scrisse “ Il popolo a bisogno di lavoro e pane. Si sono manciati la città. Tutti farabbutti e latri. Ha 20 anni che manca l’acqua, le strate sono sfasciate e ci vuole lavoro!”.
Il post fu accolto con entusiasmo: parole semplici, chiare, immediate. Un pugno sul tavolo.
Qualcuno tuttavia si prese la briga di alzare il livello del della discussione, facendo notare che molte delle mancanze della classe politica locale erano dovute alle scelte degli elettori che negli anni, avevano premiato sempre le stesse persone . Venne sottolineato che, comunque, molte scelte politiche fondamentali venivano fatte dal governo centrale o, addirittura, in Europa.
Affermazioni temerarie.
L’autore venne immediatamente ridimensionato: il tono era troppo forbito e denotava distanza dal popolo. Qualcuno sottolineò che era opportuno “Leggere meno libbri e stare di più in piazza!”.
Sappiano i lettori che la piazza è il centro della politica locale, soprattutto le pizzerie dove tra una margherita ed una 4 stagioni si stringono accordi, si costruiscono liste, si sanciscono scissioni. Tutto naturalmente per il “bene della città”.
I politici del posto si riconoscevano subito: non tanto per il carisma o per le idee, ma per la silhouette appesantita da anni di cene strategiche.
Finalmente arrivò il giorno della presentazione del nuovo soggetto politico. La kermesse di tenne in un lido della città. A precederlo ci furono una partita di ping pong ed una di bocce. Oramai molti politici del posto, per attirare consenso, si erano dedicati allo sport. Dopo qualche aperitivo ed una buona dose di selfie i lavori ebbero inizio.
Riportiamo, di seguito, quanto ci consegnano le cronache.
E così, L.V. ci riprova. Dopo aver cavalcato l’onda de “Il telefono” , ora si lancia in “Contro !”. Nome evocativo, certo, ma la domanda è: contro cosa, esattamente? Il sistema? I vecchi equilibri? O semplicemente contro la noia di stare fermi?
Il solito giro di dichiarazioni non si è fatto attendere. D.P. applaude: Finalmente un’alternativa alla solita politica! (Quante volte l’abbiamo già sentita questa?). D. si accoda, con quel tono da stratega illuminato: “Bisogna aggregare, senza ambiguità, con coerenza politica!”.
Frasi fatte, rassicuranti, che sembrano uscite da un generatore automatico di comunicati stampa.
Il punto è sempre quello. Nuovi nomi, nuovi movimenti, ma i problemi restano inchiodati lì: viabilità, acqua, sanità, sprechi. Le emergenze di sempre, buone per riempire ogni programma politico, per dare una parvenza di senso a ogni nuova avventura. Nel frattempo, la regione è sempre martoriata, come ribadiscono tutti. Ma chi la governa davvero? E chi l’ha governata? Forse le stesse persone che oggi si riciclano come alternativi.
L.V. , per ora, tiene un piede in due scarpe: resta nel suo gruppo attuale e intanto battezza il suo nuovo giocattolo politico. Un progetto destinato a durare o la solita operazione a tempo determinato? Difficile dirlo. Quello che è certo è che la politica regionale non smette mai di produrre movimenti con nomi altisonanti e destini prevedibili. Si cambia bandiera, si rimescolano le carte, ma alla fine il mazzo è sempre quello.

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