RAGGI CAMMA

"Leggere è niente. Il difficile è dimenticare ciò che si è letto.."

il dialogo

Un pomeriggio di primavera inoltrata, di quelli in cui l’aria sembra aver finalmente firmato la pace con l’inverno lasciando spazio a un sollievo tiepido e ad una impaziente attesa dell’estate.  Un tavolino sgangherato di un bar all’aperto, due amici seduti: li chiameremo A e B, per comodità e perché i nomi veri, in fondo, non servono.  Il bar è un ritrovo di quartiere, uno di quei posti che fingono di essere anonimi e invece sanno tutto di tutti. I clienti vanno e vengono. Chi consuma, chi no, chi è consumato. Sorrisi di circostanza, saluti che valgono meno di un caffè corretto annacquato. Sotto quella superficie di gesti automatici, c’è una fitta rete di sguardi, mezze frasi, ricordi condivisi e intenzionalmente dimenticati. Accanto ai nostri A e B avanza un gruppetto di giovani donne che si accomoda ad un tavolino.
A :Aaaaa caro mio, hai visto che stile l’ Annarita?”

 B: Si, si ! Uno stile …ehm. Di merda!

A: Eh ma come sei sempre polemico! E quella è brutta, e l’altra l’è bassa e l’altra ancora è volgare. Non te ne va bene una?

B: E’ che cerco….cerco..non saprei esattamente, dovrei definire meglio. Vedi…

A: Eh vedo sì ! Fai il difficile ma così, per darti un tono. El duttur tutto lui…Ed intanto sei sempre e solo con me, seduto qui al bar..

B :Vedi, io ci provo, mi impegno ma la ricerca non è facile. La selezione è puramente empirica ed il teorema…beh il teorema….

A :Il teorema?? Ma sei matto? Cerchi una fidanzata o un’equazione !? Sentitelo lui…Dimmi ,non eri uscito con la Carla?

B :Eh si Carla…che è brava a darla…

A: Eh ? Cosa? Ma tu sei pazzo!

B :No no, desideravo soltanto sintetizzare in maniera divertente la propensione verso una accentuata filantropia della suddetta, filantropia che si esplicita in una compressione del tempo che intercorre  tra il primo incontro e la copula.

A: Mio Dio…che follia…. E Giovanna ?

B: Fuma troppo.

A: La Sara ?

B : Fuma troppo poco.

A: Adele?”

B :E’ un trans.

A: Un trans???

B: Si!

A: Sei sicuro?

B: Sicurissimo….

A: Uh Signur! Ma mi ricordo di averti visto con Luana…

B : Ah si Luana. ..Ha scoperto di essere gay.

A :Quando?

B Quando si è innamorata della sua ragazza.

A: Ah! Stefania?

B: E’ tornata con il marito

A: Barbara?

B: E’ tornata dall’amante

A: Silvia?

B: E’ tornata dalla moglie

A: Jessica?

B: E’ tornata in convento

A: E….Caterina?

B: Lei..è uscita dal convento..

Un anziano cameriere, camicia bianca, grembiule nero e liso, sorriso automatico stampato in viso, mano malferma, serve le bevande ai nostri due amici. Il vassoio trema leggermente, come se anche lui fosse parte di un equilibrio precario che nessuno osa mettere in discussione. Siamo nel pieno del via vai intorno ai tavolini ma gli unici elementi fermi, immutabili, sono proprio A e B. Come se il mondo potesse girare all’infinito senza toccarli davvero, sospesi in un dialogo che non ha bisogno di tempo per esistere.

A: Un elenco di insuccessi insomma..

B: Un elenco di attese direi.

A: Di attese?

B: Si attese. Ricordi il film in cui il protagonista diceva che la vita è una scatola di cioccolatini e non sai mai quello che ti capiterà?

A: Si certo.

B: Beh in realtà è una attesa senza sorpresa. E’ tutto un QR code da inquadrare e che ti porta ad una nuova pagine uguale ad una che hai già visto. Una empirica dimostrazione della ripetitività di scene e personaggi.

A: Ma io faccio fatica a capirlo questo qua. Non è che invece…..?

B: No, non sono fluido se è ciò che intendi. Sono più che altro…oramai…esente da sorprese ! Perché i cioccolatini li ho scartati tutti…

A: Critico, incomprensibile, pessimista e sfigato……

B: No, più che altro mi definirei un esploratore. Un avventuriero dell’animo . Un avventuriero rimasto intrappolato in una piramide. E proprio li ho scoperto….

A: Cosa hai scoperto?

B: Che non c’è niente da scoprire !

Al tavolino accanto è seduto Nino, lo scemo del paese. Tutti lo chiamano Nino Coca Cola per la smisurata ed insaziabile passione per la suddetta bevanda. Nino guarda A e B, sorride, beve l’ennesimo generoso bicchiere di Coca e dopo un istante, con aria fiera, divertita e suo modo solenne, emette un rutto udibile da tutti i clienti del bar. Dopo un attimo di silenzio, scoppia l’applauso per Nino. Il nostro si inchina a ricevere gli elogi del suo pubblico. Alcuni lo fotografano, altri girano video chiedendogli un’altra esibizione. Nino però è come Paganini: non ripete. Distratti per qualche attimo dal veloce concerto, A e B continuano la conversazione.

A: Potrei presentarti qualche amica di mia sorella.

B: Le conosco tutte

A: Le conosci ?

B: Si certo. Vedo le loro nelle storie che cavalcano l’etere.

A: Ma oltre quello… magari c’è di più..

B: E’ tutto lì. E’ tutto semplicemente lì.

A: Hai preso una butta piega…

B: Non sai forse che la verità sta nelle pieghe di quella menzogna che spacciamo per verità?

A: Eeeehhhh?

B. E’ proprio là il segreto! Esplorare le pieghe, guardarle, toccarle, annusarle e spremere da esse ogni goccia di verità, ogni attimo di vita rimasta. Prendere un foglio e scriverle queste pieghe. E poi strapparli i fogli, mangiarli e ricominciare a scrivere sperando di assimilare il più possibili. Bisogna nutrirsi di questa pieghe! 

A: Tu sei senza speranza…. Non so più cosa dire o cosa provare a fare. Resterai solo….Che tristezza…!

In un tavolo non lontano, una coppia di amiche osserva A e B. Sono ben vestite, sorridono sguaiatamente con quella sicurezza che sa di abitudine. Sanno che piace. Si scattano a vicenda delle foto, ammiccano ai ragazzi che le guardano, come se il gioco fosse più interessante del premio. In fondo sono brave ragazze. Le conoscono tutti nel quartiere, anche chi finge di no.

A: Hai visto le cugine Rossi? Ci guardano

B: Si, ci guardano ma non ci osservano. E comunque guardano tutti.

A: Perché non ti butti ?

B: Potrei cadere. Quello, tuttavia, sarebbe il male minore.

A: Ed il peggiore?

B: Potrei innamorarmi ma sarebbe una storia breve.

A: Quanto breve?

B: Quanto la lunghezza delle loro unghia. Brevemente lunga o lungamente breve…

A: Già…Comunque è tari. Io vado.

B: Si dai andiamo.

E’ notte. Le strade si svuotano, lasciando spazio solo alle signorine che vendono i loro servigi per soldi. Le auto sfilano come caroselli stanchi: la maggior parte dei guidatori passa oltre, altri si fermano a parlare, pochi caricano una donna con cui consumeranno una notte di sogni melliflui e speranze da marciapiede.

A vive lì vicino e sta portando a spasso il cane. È molto tardi ma si ostina a uscire a quell’ora: un’abitudine travestita da curiosità. Vuole sbirciare, desidera scoprire qualcuno di sua conoscenza per poterne parlare al bar. Senza fare nomi, certo, ma……. Ad un certo punto  A scorge un’auto che gli sembra familiare. Si apposta meglio accanto a un muro, aguzza lo sguardo ed è certo: è il suo amico. B è seduto in auto, chiacchiera con una signorina. Dopo un po’ lei sale in macchina e i due vanno via.

Il giorno dopo al bar, al solito tavolino.

A: Allora!…Tutto bene?

B. Si benissimo.

A: Successo qualcosa di particolare ?

B: No, non direi..

A: Sicuro?

B: Beh si, sicuro ! Perché?

A: Vedi….ieri notte ti ho visto…

B: Mi hai visto?

A: Eh si, lo sai che abito Lì vicino….

B: E’ vero…

A: Quindi?…

B: Quindi ! Quindi sono andato a mignotte!

A: Aaaaaaa! E bravo ! E tutti i discorsi dell’ultima volta ? – Non c’è niente da scoprire-  e la foresta, e tutte le menate da intellettuale ????

B: Confermo tutto e nego qualsiasi ripensamento.

A: Ma quindi sei un ipocrita…ahahahahaha (sonore risate) fai la morale e vai a puttane….

B: No! Sono soltanto un cercatore di verità ! Te l’ho detto l’ultima volta.. Occorre cercare le pieghe di questo nostro mondo. Le pieghe di questa enorme rappresentazione che è la vita…(si ferma un attimo, sorseggia la bevanda, guarda l’amico)…Ognuno deve scegliere la sua parte e rappresentarla fino in fondo! 

A: Capisco….e quindi vai a puttane !

B: Si! Non volevo essere nella posizione di poter scagliare la prima pietra.

Al tavolo vicino è seduto, come sempre, Nino Coca Cola intento a trangugiare la sua bevanda preferita. Svuota con un sol sorso il bicchiere. Il tempo si ferma nell’attesa del solito rutto. Nino questa volta delude tutti. Guarda B intensamente, sorride, si alza e va via. I tavolini del bar si svuotano quasi nel medesimo istante. Inizia a piovere forte. Anche A e B corrono via. Il vecchio cameriere raggiunge la zona dei tavolini e tira un tendone per coprirli. Il tendone è grande, rosso , logoro. I tavolini sparisco dalla vista. Il sipario cala. 

Qualche strada più in là ,Nino cammina zuppo di pioggia. Guarda il cielo nero pieno di nuvole. Si ferma sotto un balcone, rifugio fragile contro l’acquazzone. Gli occhi si abbassano verso l’asfalto, dove l’acqua corre veloce disegnando mappe effimere. Ma lì, proprio lì, qualcosa lo trattiene. Una crepa nell’asfalto. Non una semplice fessura, ma una piega sottile, una frattura che sembra sfidare la logica delle cose. In quel punto, incredibilmente, il terreno è asciutto. Immune dalla pioggia.


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