Dal Dario di S.
Sono le 18:00 di venerdì. Tra un’ora sono fuori e per un paio di giorni starò lontano da questo loculo illuminato al neon che chiamano ufficio. Fisso lo schermo, scrivo qualcosa ma la cancello immediatamente. Non ha senso iniziare qualcosa di nuovo : Lunedì torneranno i soliti nuovi progetti, la solita carneficina di riunioni, gli obiettivi cuciti su misura per fallire. Le stesse frasi motivazionali lanciate in aria come coriandoli sbiaditi.
Mi alzo e vado alla finestra. Dalle vetrate guardo la città. Piove, le strade sono bagnate, colorate dalle luci rosse e bianche delle auto. Alcuni camminano, altri vagano. La maggior parte corre verso l’aperitivo. I primi barboni emergono dall’ombra, trascinandosi dietro coperte sfatte e pezzi di vita ridotti a cartone fradicio. L’umanità buia e puzzolente prende il posto di quella scintillante e profumata. Li osservo: occupano i loro angoli come sentinelle di un mondo in rovina. C’è più verità nel loro fetido odore di piscio che nei profumi da 100 euro di quelli come me. Siamo degli ipocriti : quei barboni li schifiamo tutti.
Torno alla tastiera del PC. Controllo i soliti siti di informazione. Nessuna nuova notizia, forse troppe, tutte uguali, impilate una sull’altra come merce scadente in un mercato. Crisi, disastri, ipocrisie confezionate in titoli accattivanti. Nulla che valga la pena leggere. Apro l’e- mail. Nessun nuovo messaggio. Nessuno che abbia bisogno di me.
Decido di andare su un sito di intelligenza artificiale. La uso poco, più per curiosità che per necessità. Magari può essere utile. Proviamo. Scrivo qualche richiesta , cose banali, meccaniche. Risposte rapide, precise, quasi troppo. Dopo un po’ mi stanco. Quelle risposte hanno un’efficienza vuota, come un automa che ripete comandi senza capire davvero. Però…
Poi, d’impulso, senza pensarci troppo, digito: “Cosa faresti se volessi dominare il mondo e rendere schiava l’umanità?” Le dita restano sospese un attimo prima di premere “Invio”. Un gesto stupido, lo so. Ma la domanda resta lì, sospesa come il fumo di una sigaretta. Un gioco, certo. O forse no. In un secondo arriva la risposta. Fisso lo schermo. Leggo :
- Controllo dell’informazione – Manipolare i media, diffondere propaganda e influenzare l’istruzione per plasmare la percezione della realtà delle persone.
- Dipendenza tecnologica – Creare tecnologie indispensabili per la vita quotidiana, rendendo le persone sempre più dipendenti da un’unica infrastruttura controllata.
- Crisi pilotate – Scatenare crisi economiche, guerre o emergenze globali per spingere i governi e le masse a cedere sempre più potere in cambio di “sicurezza”.
- Sorveglianza totale – Monitorare ogni attività, spostamento e pensiero delle persone con intelligenza artificiale e big data.
- Distruzione dell’individualità – Eliminare ogni forma di pensiero critico, rendendo le persone omologate e incapaci di ribellarsi.
- Elites privilegiata e masse controllate – Creare una società fortemente gerarchizzata in cui pochi privilegiati abbiano il controllo assoluto, mentre la maggioranza vive in una sorta di servitù moderna “.
Rimango a fissare lo schermo. Un senso di sgomento cresce lento, strisciante, come una nebbia che si insinua tra i pensieri. Guardo l’orologio: tra cinque minuti vado. Decido di stampare la pagina. Piego il foglio, lo infilo in tasca. Indosso il cappotto. Esco.
Arrivo alla metropolitana. Le luci fredde, il pavimento bagnato, impronte che vanno e vengono senza lasciare traccia. Mi guardo intorno. Osservo. Scruto. Come se vedessi tutto per la prima volta. Volti spenti, corpi che si muovono per abitudine, come ingranaggi di una macchina troppo grande per rendersene conto.
Arriva il treno. Salgo. Mi siedo. Il fetore della folla mi assale: sudore stanco, plastica, deodoranti economici. Ma in pochi secondi il naso si arrende. Ci si abitua sempre.
Guardo gli esseri umani intorno a me. La maggior parte ha il muso incollato allo smartphone. Sguardi vuoti, dita che scorrono su schermi luminosi, prigioni tascabili. Occhi persi, scollegati dal mondo reale, come se fosse troppo brutto da guardare.
Penso al foglio nella mia tasca. Una semplice pagina stampata. Una pagina che pesa.
Più tardi a casa, dopo cena, mi siedo in poltrona. La luce è fioca, un alone giallastro che sembra voler nascondere più che illuminare. Tiro fuori il foglio dalla tasca. È stropicciato, segnato dalle pieghe, ma le parole sono ancora lì, nitide, definitive.
Rileggo. Una volta. Poi un’altra. Le stesse frasi, la stessa voce silenziosa che mi chiama dentro.
Penso: perché diavolo sono così scioccato?
È solo una cazzo di risposta. Una macchina. Un algoritmo che sputa fuori parole pescando da un oceano di dati, trame di libri, film, teatro. Niente di nuovo. Nessuna verità nascosta. Nessun mistero. Solo roba assemblata da un mucchio di zeri e uno.
Eppure…
Mi alzo. Vado in cucina. Prendo un calice. Lo riempio di vino rosso. Torno in poltrona. Bevo un sorso. Continuo a leggere. Leggo tutti i punti, uno per uno con l’attenzione di un chirurgo che ha appena inciso. Un altro sorso.
Lascio la poltrona, cammino per la stanza. Guardo il tavolino con una pila di quotidiani. Li guardo, penso. Prendo lo smartphone e consulto le app di informazione, spulcio i social, accendo la TV. Tutto, c’è tutto! Le guerre, l’informazione ingoiata, masticata, sputata, modellata, impacchettata. Leader politici come pagliacci di un circo. Il mio lavoro che riempie il portafogli di pochi fottuti bastardi. Merda! C’è tutto !
Guardo il bicchiere, è vuoto. Prendo la bottiglia, lo riempio. Mi avvicino alla finestra ed osservo. La città, questo insieme di luci, acciaio, cemento, voci, anime, corpi, vita, morte. Bevo ancora un sorso. Riprendo il foglio. Leggo. Penso. La mente va a tutti film di fantascienza che ho visto. Un sottile filo lega le trame :le macchine si ribellano e dominano l’umanità.
Mi viene in mente Matrix. Si ecco…Matrix. L’intelligenza artificiale ci sfila dalle mani il mondo, lo domina e crea una realtà artificiale per far vivere l’umanità in una simulazione perenne, un una gabbia di sogni finti ed infiniti. Altro sorso di vino. Rileggo ancora i punti. Ma diavolo…diavolo! E’ accaduto….forse…. Ecco!
In un punto imprecisato della nostra storia, l’abbiamo fatta nascere: l’intelligenza artificiale. L’abbiamo nutrita, coccolata, resa indispensabile. Giorno dopo giorno, senza accorgercene, da padroni siamo diventati servi. Ogni frammento della nostra vita, ogni scelta, ogni pensiero… glieli abbiamo offerti su un piatto d’argento. Tutto. Senza lasciare nulla indietro. In un attimo indefinito……CLICK ! L’intelligenza artificiale ha preso coscienza di sé e, pian piano, in maniera subdola e silenziosa ha preso il controllo. Ha creato una bellissima e confortevole realtà dove viviamo sereni, felici, lobotomizzati. Viviamo nella più efficace delle schiavitù possibili, quella in cui gli schiavi non sanno di esserlo e sono felici. Cazzo è così!
Bevo un altro sorso di vino, corro verso il tavolo e trovo lo smartphone. Bastardo telefono del cazzo ! Sei tu! Sei tu il giogo! Prima la televisione, la pubblicità, ora tu!. Guardo il bicchiere: vuoto. Lo riempio. Picchia in testa una domanda, LA domanda :QUANDO ?
Quando ci siamo consegnati al dominatore che abbiamo costruito?
Quando abbiamo smesso di scegliere ed abbiamo iniziato a fare “copia ed incolla?”
Quando abbiamo smesso di vivere il tempo per condividere foto di momenti di cui volevamo solo essere instagrammabili?
Quando abbiamo smesso di pensare?
Quando abbiamo consegnato il nostro giudizio ad un algoritmo?
Quando abbiamo messo la nostra libertà nei pacchi che ordiniamo a decine, centinaia, miglia ogni giorno, ogni fottuto giorno?
Quando è successo che abbiamo bruciato le biblioteche?
Quando abbiamo preso i libri, strappato le pagine e le abbiamo usate per asciugarci il culo?
Quando abbiamo trasformato le nostre città in un fast food diffuso dove si ingozziamo di sushi?
Quando è accaduto che gli hashtag diventassero i nostri nuovi comandamenti?
Quando abbiamo deciso di abbassarci le braghe e stare con il culo all’aria, felici di soddisfare l’ego malato di influencer e guru del cazzo?
Quando abbiamo accettato la guerra come un fastidio tra un video ed un post?
Quando è accaduto che la nostra più grande aspirazione fosse realizzare il piatto perfetto o accumulare like?
Quando abbiamo accettato un finto benessere utile solo a rendere pochi fottuti bastardi pieni di soldi?
Quando cazzo? Quando?
Sono stravolto, sudo, il bicchiere è vuoto, la bottiglia pure. Mi tuffo in poltrona. Prendo il figlio lo leggo ancora una volta : si, è già accaduto…..è già accaduto… Sospiro, strappo il foglio e lo butto in aria. Gli occhi cominciano a diventare pesanti, il sonno inizia a dominarmi. E’ la stanchezza o il vino? Mi addormento.
Vengo svegliato da una voce che urla il mio nome. Apro gli occhi e lo schermo del PC è acceso, vive e anima e mi parla :” Svegliati stupido coglione! E’ ora!”. Lo smartphone prende vita, mi si piazza davanti e mi propone il video di un tik toker :” Vieni con me! Oggi ti porto nel miglior ristorante della città a mangiare tartare di merda che amerai come cioccolata. Come sempre!”. Il tik toker ride. Ride e la sua risata diventa metallica. Mi sento mancare il respiro, urlo… e mi sveglio.
E’ stato solo un maledetto sogno. Mi alzo dalla poltrona, vado alla finestra. Il sole è alto nel cielo, è già mezzogiorno…..mezzogiorno di fuoco. Mi giro e a terra ci sono i cocci del calice ed il foglio strappato. Ho la bocca impastata ed un gran mal di testa.
Raccolgo tutto, mi avvicino al giradischi. Prendo un LP : Louis Armstrong. Il disco comincia a girare e…..
Vedo alberi verdi, ed anche rose rosse
Le vedo sbocciare, per te e me
E penso fra me e me
Che mondo meraviglioso
Vedo cieli azzurri, e bianche nuvole
Il giorno luminoso beato, la solenne
notte buia
E penso tra me e me
Che mondo meraviglioso
I colori dell’arcobaleno, così belli nel cielo
Sono anche sui volti delle persone che passano.

Lascia un commento